L’Anno del Sì – Storia di una trasformazione pratica

Avvicinandoci all’inizio di un nuovo anno, sembra una lettura molto adatta a partire dal titolo. I buoni propositi, la voglia di cambiare, di aprire nuove porte, di lasciarsi dietro il vecchio… sembrano foto già viste, parole già sentite, e magari fanno subito pensare ad uno di quei libri che pretendono di insegnare a vivere in un altro modo, più creativo e più consono a sé, che danno tutte le risposte, che rovesciano addosso tutte le motivazioni già ultra-sentite come “se vuoi, puoi”, “dai che ce la fai”.

Sì. E no.

Chiaro e lineare, vero?

Parto in questo modo perché qui non c’è nemmeno l’ombra di una traccia di linearità. È una persona che parla di sé e di come sia riuscita in concreto a dire e fare cose difficilissime, nonostante l’allenamento di un’intera vita lavorativa ai massimi livelli, raccogliendo successi a dir poco planetari. Sembra una contraddizione? Sì, lo è. Se pensiamo in modo logico, è estremamente contraddittorio. Qui stiamo parlando di come funziona davvero una vita, e non di come dovrebbe funzionare, secondo dettami e parametri logici che non hanno davvero a che fare con questa. Ci sforziamo, in quanto abitanti di questa terra e dimensione, di seguirli, di inscatolarci dentro e di sentirci frustrati e sbagliati quando non ci riusciamo, ma nell’ambito vita, questi non c’entrano proprio.

Cominciamo in modo quasi ordinato. L’autrice di questo libro è Shonda Rhimes, un nome notissimo a chi segue il mondo delle serie tv. In America è considerata una delle donne più potenti e talentuose di sempre, poiché le serie di sua creazione, Grey’s Anatomy, Private Practice, Scandal e Le regole del delitto perfetto, hanno ottenuto e stanno ottenendo, un successo planetario. Difficile incontrare qualcuno che non abbia tifato per Meredith Gray, non abbia smaniato per il Dott. Shepherd, o non sia saltato sulla sedia per le innumerevoli slealtà e colpi di scena e da maestro della squadra dell’avvocato Keating.

Non è tutto qui, però. Shonda colleziona menzioni, premi, viene invitata a feste, convegni esclusivi, viene coinvolta in progetti estremamente importanti e di valore da persone altolocate e pezzi grossi nel campo dello spettacolo e delle comunicazioni, è amatissima dal pubblico, ha tre figlie bellissime.

Intravedo sbadigli di noia, occhi al cielo e capto commenti taglienti: “Ah, bello. Tutto molto interessante. Ma proprio tanto. Vado, mi si scuoce la pasta.”

Se tutti questi lustrini fossero la stoffa di questo libro, vi autorizzerei a dimenticarvi persino che sia mai stato scritto. Al contrario, vi dirò perché sarebbe simpatico, meraviglioso, arricchente, di valore se lo poteste leggere e se ogni tanto ci ritornaste dentro, tanto per un saluto e un promemoria.

Shonda, dalla sua descrizione, è una scrittrice che ama soltanto scrivere. Tutto quello che chiede dalla vita è di continuare a raccontare storie, come faceva da bambina nel ripostiglio della cucina di casa sua, dove trafficava con scatolette, conserve, bottiglie varie e inventava mondi interi. L’attenzione, l’affetto, l’invasione di campo altrui le costa moltissimo, dal punto di vista emotivo. Rifiuta le occasioni mondane, e quando non può proprio sottrarsi, partecipa con lo spirito del prigioniero sottoposto a torture indicibili. Fa gaffe clamorose, sbotta con battute e parolacce fuori luogo, e qualche scenata. Non è un carattere difficile, non è una primadonna irritante e odiosa, non è un capo impossibile da gestire.

E’ una creatura diffidente e poco incline ad avere contatti esterni, che si rintana nel suo mondo di personaggi e storie, nella sua zona comfort, e non vuole altro. Attenzione, non è una timida mammola, e nemmeno un asociale. Non sfidatela a niente. Né ad una partita a carte, né a Scarabeo, né sul lavoro. Vi asfalta senza pensarci, poiché nel suo sangue, accanto a globuli bianchi, rossi, piastrine e sostanze varie, circola un’enorme quantità di batteri della competitività, quelli di ceppo impossibile da estirpare. Non pensate che non conosca nessuno. Il mondo dello spettacolo non ha segreti o nomi sconosciuti per lei, proviene da una famiglia numerosa (tutta composta di stelle e di creature competitive quanto lei), ha tre figlie da padri diversi, non disdegna appuntamenti con uomini interessanti (immaginatevi lo stress dei candidati), ha solidissime amicizie molto profonde.

Ve l’avevo detto che è contraddittoria. Questo è il suo fascino. Shonda vive in cima all’Olimpo, ma vorrebbe non viverci poi così tanto tempo. Vorrebbe non essere costretta a partecipare nel mondo esterno così tanto tempo. Per questo, comincia a chiudere alcune porte. Poi altre. E poi altre ancora. Fino ad arrivare ad un punto fatale, in cui una delle sorelle maggiori, quella più autoritaria di tutte, le spara un tranquillo “Tu non dici mai sì a niente” durante i preparativi per il Ringraziamento in famiglia, che inizierà la cruenta auto-rivoluzione di Shonda.

Per un anno, a partire da quel momento, dirà di sì a tutto. Soprattutto a quello che la terrorizza in massimo grado, e che ha sempre evitato con mille stratagemmi ingegnosi, mille cure. E qui il libro espande il suo fascino e il suo messaggio vero. In uno stile vivacissimo, da scrittrice veloce di serie, ma sostenuta da una cultura talmente assimilata da essere ormai sua fibra, Shonda ci racconta mille episodi dei suoi sì. E tutto il retroscena, naturalmente, che è la parte più gustosa e nutriente.

I sì detti ai rettori di prestigiose università americane che le chiedono di tenere discorsi ai laureati, e che le costano scene isteriche e di depressione (con conseguente tuffo in vaschette di gelato, coppe colme di biscotti al cioccolato, piatti interi di patatine), nonché voglia di girarsi e fuggire fino al secondo prima di comparire in scena. I sì detti alle interviste in diretta per l’imponente network ABC, che trasmette in una serata sola tre delle sue serie di successo, unico caso del settore. I sì a se stessa, a quello che veramente vuole nella sua vita, accanto a sé e alle sue figlie. I no per dire sì. Il risultato è una trasformazione vissuta e goduta passo per passo, insieme ai terrori che nascono per la dimensione sconosciuta in cui Shonda viene a trovarsi, di sua volontà. Le ci vuole anche molta volontà e molta ispirazione per mantenere quella decisione… tante volte vorrebbe rinunciare. Può contare sull’aiuto di una famiglia e di amici straordinari, e… su se stessa. Proprio la persona che meno considerava, ma che l’aiuta in modo essenziale, anche se indiretto. A cosa mi riferisco? Fate attenzione ai passaggi in cui Shonda parla di alcuni personaggi da lei creati, soprattutto Christina Yang. Scoprirete una chiave che nella serie non appare subito così chiara, ma qui è essenziale.

In conclusione? Leggete questo libro, e godetevi ogni parola. Prendete ispirazione per portare in concreto tutti i vostri sì, a partire da quelli che avete nascosto talmente bene da averli persi di vista. E se ogni tanto vi pentiste, ricordatevi di Shonda e del suo spirito caustico, ogni volta che si trova ad affrontare una situazione spinosa in cui la sua linguaccia o la sua “orsaggine” la infilano a forza, mentre sta tentando di dire sì a qualcosa che la scuote di terrore. E poi continuate. Scoprirete che un anno non è… abbastanza.